La nostra avventura con il Mate

Il mate non è una bevanda gentile.
Il mate entra nelle giornate con un carattere preciso, quasi selvatico, e la prima volta che lo assaggi spesso pensi persino di aver sbagliato qualcosa. Troppo amaro, troppo verde, troppo intenso. Eppure, se continui a berlo, succede una cosa curiosa: inizi a capirlo. Non è stato facile, perché all’inizio ci siamo armate della tazza di zucca bombata, della bombilla e tutto il kit necessario per essere vere bevitrici di mate.

Qualcosa è andato storto. Non vogliamo fare quelle che per vendere un prodotto ne decantiamo la sua bontà o efficacia, e dopo un periodo di pausa siamo tornate a provarlo, perché qualcosa dovevamo pur sbagliare nella preparazione. Il nostro Mate, era amaro.

Ma non amaro per dire… era la cosa più amara e imbevibile che ci fosse.

Forse perché il mate non nasce per compiacere. Nasce per accompagnare. ma non poteva essere tutto li… qualcosa stavamo sbagliando.

Mi affascina il fatto che venga spesso associato all’energia perchè io per prima, soprattutto ora che c’è il cambio di stagione, ne sento continuo bisogno durante la giornata.
Cosi qualche giorno fa ci abbiamo riprovato.
Il caffè ad esempio, almeno per come lo percepisco io, è una spinta improvvisa. Ti prende per le spalle e ti trascina dentro la giornata anche quando il corpo vorrebbe restare fermo ancora qualche minuto. Il mate invece sembra lavorare in modo diverso. È come una presenza costante, più lucida, più lunga, quasi mentale. Non ti strattona. Ti tiene sveglia. E l’ho scoperto solo in questi giorni.

Ed ora lo guardiamo con occhi diversi. In un periodo storico in cui siamo tutti stanchi, ma di una stanchezza difficile da spiegare, il mate sembra appartenere a una filosofia opposta rispetto al consumo rapido di energia. Non promette miracoli, non costruisce quell’immaginario aggressivo della produttività tossica dove bisogna essere sempre performanti, veloci, impeccabili. È un rituale lento che però porta attenzione, concentrazione, resistenza.

E il rituale conta tantissimo. Almeno noi al Salotto Erboristico ci facciamo tanta attenzione. Viviamo le nostre pause in cerca del rituale più bello. Facciamo sempre le prove con quello che scegliamo di prendere per i nostri clienti. Abbiamo selezionato i nostri prodotti e le nostre proposte una per una. Per questo la nostra cliente del cuore è quella che entra e noi possiamo consigliare in base a ciò che abbiamo testato o studiato. Il Mate per noi era una sfida ormai.

Preparare il mate non assomiglia al gesto distratto con cui premi il pulsante di una macchinetta del caffè mentre stai già pensando ad altro. Richiede una minima presenza. La zucca, la bombilla, l’acqua alla temperatura giusta (non ad ebollizione), le foglie sistemate in un certo modo. Anche quando lo prepari in una semplice tazza normale, senza tutta la tradizione originale, resta comunque la sensazione di stare facendo qualcosa con intenzione.

Credo che sia questo il motivo per cui il mate attrae così tante persone che stanno cambiando vita, abitudini o mentalità.
Non è solo una bevanda energetica. È quasi un piccolo simbolo personale. Una specie di dichiarazione silenziosa che dice: voglio trovare un altro ritmo.

Nel nostro negozio, quando qualcuno si avvicina al mate per la prima volta, noto quasi sempre la stessa espressione. Curiosità mista a diffidenza. Alcuni lo comprano perché hanno sentito parlare dei suoi effetti energizzanti, altri perché stanno cercando un’alternativa al caffè, altri ancora semplicemente perché sono attratti da quell’estetica un po’ nomade, fatta di tazze di zucca, thermos consumati e pomeriggi lenti. Ma la cosa interessante è che spesso tornano non tanto per il gusto, quanto per la sensazione.

Perché il mate crea presenza. Eravamo noi a sbagliare qualcosa.

Ti accompagna mentre scrivi, mentre studi, mentre lavori, mentre attraversi un periodo complicato. Ha qualcosa di profondamente quotidiano e quasi meditativo, ma senza diventare troppo “perfetto” o costruito. Rimane ruvido. Terroso. Vero.

E forse oggi abbiamo bisogno proprio di questo. Di rituali meno estetici e più autentici.
Di energie che non ci consumino. Di momenti piccoli ma capaci di rimettere insieme i pensieri.

Il mate, in fondo, non cerca di essere buono al primo sorso. Come certe trasformazioni importanti, va compreso lentamente.

Alla fine dopo tante ricerche, abbiamo cambiato strategia. Ho ridotto il quantitativo di mate, Ho preso la tazza per gli infusi ed il suo sapore è notevolmente migliorato. Ho guardato tanti video su youtube sulla preparazione ed il problema sicuramente è stata la temperatura dell’acqua ed il fatto che va messa la prima manciata e solo dopo il resto della polvere. Piccoli errori possono costare cari con il mate.
Ma adesso che ho scoperto che può funzionare anche come un normale tè potrò gradualmente riprendere in mano la mia zucca e diventare più brava.

Sottolineo che questa è solo la mia esperienza, e che non ha le pretese di insegnare, ci sono tantissimi esperti di mate, la mia esperienza vuole solo far capire che si può avvicinare al Mate anche piano, per poi goderne e sperimentarne nel tempo tutte le qualità che può offrire. La sua distribuzione di energia nel tempo e non concentrata tutta insieme, è un vantaggio importante per chi cerca mantenere ritmi alti ed anche il sapore, apparentemente amaro, in realtà è tutt’altro.

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